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L’intelligenza è davvero computazione? Coscienza, esperienza e mondo oltre l’Intelligenza Artificiale.

Artificial Intelligence Versus Natural Intelligence è un libro particolare già nella sua genesi. Il volume nasce infatti dalla conferenza omonima tenutasi a Milano il 12 maggio 2018 e raccoglie il dialogo tra Roger Penrose ed Emanuele Severino, insieme ai contributi di Ines Testoni, Giuseppe Vitiello, Giacomo Mauro D’Ariano e Federico Faggin. Pubblicato da Springer nel 2022, è organizzato attorno a quattro nuclei principali: il confronto Penrose-Severino, il saggio di Testoni, quello di Vitiello e, infine, il contributo di D’Ariano e Faggin sul problema della coscienza e del libero arbitrio. Il titolo potrebbe far pensare a un volume dedicato alla comparazione tra prestazioni umane e prestazioni delle macchine. Non è questo, tuttavia, il suo oggetto principale. Il vero interrogativo che attraversa le quasi duecento pagine è molto più radicale: che cosa chiamiamo intelligenza quando parliamo di intelligenza artificiale? È possibile identificare l’intelligenza con la capacità di risolvere problemi, manipolare simboli, produrre linguaggio o raggiungere risultati? Oppure l’intelligenza propriamente detta presuppone qualcosa che la computazione, per quanto sofisticata, non possiede: comprensione, esperienza, coscienza, capacità di sentire, apertura a un mondo? È proprio questo spostamento della domanda a rendere il volume interessante per la psicologia e la psicoterapia. L’AI diviene quasi un esperimento filosofico attraverso il quale interrogare nuovamente l’essere umano. Il punto di partenza di Penrose è netto. Nel linguaggio ordinario, sostiene, l’intelligenza implica comprensione e la comprensione implica a sua volta una qualche forma di consapevolezza. Una macchina può essere enormemente superiore a un essere umano nella computazione senza che da ciò segua necessariamente che essa comprenda ciò che sta facendo. Da qui nasce la tesi che accomuna, pur attraverso prospettive diversissime, larga parte degli autori del volume: una teoria dell’intelligenza non può essere costruita lasciando irrisolto il problema della coscienza.