Cartesio ha proposto l’idea che corpo e anima siano entità distinte nonostante l’esperienza quotidiana ci evidenzi la reciproca dipendenza delle stesse. In realtà, è lo stesso Cartesio a denunciare indirettamente i limiti della propria teoria quando, nel Discorso sul metodo, osserva quella “confusività del pensiero” tipica di chi è afflitto da dolore fisico.

Circa l’illusorietà della scissione mente-corpo, sono interessanti gli studi pionieristici di George W. Hohmann condotti attorno alla metà del secolo scorso su pazienti con lesioni spinali. I risultati delle sue ricerche evidenziavano un decremento significativo dell’intensità “sentita” di emozioni come la paura e la rabbia. Altresì interessante la correlazione

riportata tra diminuzione del livello di intensità emotiva denunciato dai soggetti e severità della lesione spinale in termini di perdita di sensibilità somatica (G.W. Hohmann, 1966).

I risultati ottenuti dallo studioso americano, appaiono coerenti con la tradizione fenomenologica che, fin da principio, ha posto l’accento sulla natura sostanzialmente incarnata dell’esistenza umana. In particolare, gli studi sulla percezione di Merleau-Ponty giungono alla conclusione che il corpo umano non sia solamente una “cosa”, l’oggetto di studio dell’anatomia, la prigione dell’anima come voleva Socrate, ma anche la condizione necessaria affinché ci sia esperienza. Il “corpo che ognuno di noi è” costituisce l’apertura percettiva al mondo, ed è il veicolo stesso dell’essere al mondo (Merleau Ponty, Fenomenologia della percezione, p. 139).

Analizzando la letteratura scientifica degli ultimi decenni, un numero sempre maggiore di studi ha confermato non solo che l’esperienza emozionale sia possibile in quanto siamo soggetti incarnati, ma che fattori quali la postura corporea, la gestualità e l’espressività siano componenti intrinseche dell’esperienza emotiva. Fuchs & Koch, in una rassegna del 2013, riportano a titolo esemplificativo alcune ricerche sul tema in oggetto.

Ad esempio, Riskind (1984) ha rilevato che la posizione posturale della seduta (stravaccato vs. composto) incide sulla negatività-positività del ricordo di episodi autobiografici. Strack, Martin et al. (1988) hanno dimostrato che l’attivazione forzata di alcuni muscoli facciali legati al sorriso (chiedendo ai soggetti di stringere tra i denti una penna) induce a giudicare un cartone animato più divertente rispetto al gruppo di soggetti ai quali viene chiesto di stringere la penna tra le labbra.

Zhong and Leonardelli (2006) hanno rilevato che le persone stimano una temperatura ambientale significativamente più bassa dei controlli se in precedenza sono stati sottoposti ad una situazione di esclusione sociale.

Havas et al. (2010) hanno scoperto che iniettare del botox nel muscolo corrugatore del sopracciglio compromette sensibilmente la capacità di comprensione di un testo.

Per approfondire l’argomento, abbiamo inserito del materiale di interesse nell’area riservata del sito slop.

 

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