In una review del 2017, che include numerosi studi provenienti dai 5 continenti e che coinvolge un totale di 5 milioni di individui e oltre 17 mila casi di suicido, emerge un dato allarmante. Una percentuale significativa di suicidi avviene nelle primissime settimane successive alla dimissione dalle strutture psichiatriche (Chung et al., 2017).

Nei primi 3 mesi successivi alle dimissioni, infatti, i suicidi complessivi sono pari a 1089 per 100.000 pazienti. Il tasso si dimezza nei successivi 9 mesi fino a stabilizzarsi attorno al numero di 274 su 100.000 nei successivi 10 anni.

Sono numerose le evidenze scientifiche che confermano questi dati. Ad esempio, in pazienti ricoverati per gravi disturbi dell’umore la probabilità del suicidio è 15-20 volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Inoltre, il rischio di morte per suicidio presenta un picco massimo nelle settimane immediatamente successive alla dimissione (Harris & Barraclough, 1997).

Interessanti anche gli studi di Jamison: nei pazienti con disturbo bipolare il rischio di commettere atti suicidari si manifesta in percentuali maggiori, non solo nella fase iniziale della malattia depressiva, ma anche in coincidenza alla fase immediatamente successiva alla dimissione dal reparto psichiatrico (Jamison, 1999).

La comunità scientifica è solita circoscrivere le cause del fenomeno a fattori quali: dimissioni affrettate, errori di natura diagnostica, scarsa attenzione ai fattori predittivi del rischio di suicidio.

É altrettanto evidente, però, che la cura della grave patologia psichica, non possa limitarsi alla sola fase di ricovero (chiaramente indispensabile nelle fasi acute della patologia).

La presa in carico globale del paziente con grave psicopatologia, al fine di limitare le ricadute sintomatologiche – e chiaramente anche il rischio di suicidio – dovrebbe prevedere interventi mirati anche sul più ampio contesto di vita del paziente (rete sociale, affettiva, professionale).

Per approfondire l’argomento, abbiamo inserito del materiale di interesse nell’area riservata del sito slop (www.slop.it).

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